Camperisti senza camper, per questa volta sarà così.

Il noleggio sarebbe stato troppo oneroso per i costi, e impossibile dal punto di vista logistico. Le agenzie di noleggio camper sono chiuse nei giorni festivi e ...

non effettuano mai orario continuato (almeno tra quelle che abbiamo trovato nel web) e noi dobbiamo ripartire necessariamente di lunedì mattina presto. Queste le due motivazioni ci fanno desistere e siamo costretti a organizzare un viaggio classico, cui non siamo sicuramente abituati: volo+albergo+auto. La partenza è il 31 ottobre al mattino molto presto, praticamente di notte! A Fiumicino si consegna la nostra auto al Park and Dream, parcheggio a lungo termine, e con la navetta ci accompagnano all’ingresso dei voli internazionali. Si consegnano i bagagli da stiva e si ritirano le carte d’imbarco. Aspettiamo l’apertura del gate, anche se ci mettiamo in fila un pochino tardi, e nonostante i quaranta minuti di anticipo rispetto al volo, rischiamo quasi di restare a terra! A Bruxelles, abbiamo neanche due ore per il cambio che con l’aeroporto sprovvisto di personale nei punti di assistenza ai clienti, e con pochissima segnaletica utile, diventano rischiose. Arrivati al gate di partenza del nostro aereo, scopriamo che dobbiamo nuovamente richiedere (e non siamo i soli!) la carta d’imbarco. Anche qui fila, e ancora un controllo con tanto di perquisizione da parte degli addetti della United Airlines: quasi perdiamo di nuovo la coincidenza dell’aereo! Abbiamo ancora uno scalo, a Chicago. Negli Stati Uniti è d’obbligo, al primo atterraggio, il controllo immigrazione. Per essere tranquilli con le coincidenze, sono necessarie almeno tre ore. E così passiamo prima dallo U.S. Citizenship and Immigration Services, quindi consegniamo il modulo U.S. Customs and Border Protection, che è una dichiarazione per la dogana e, infine, il passaggio ai body scanner. Siamo davvero fortunati: pochissima fila! Ed eccoci pronti per prendere la metropolitana (eh già, c’è proprio la metropolitana per spostarsi all’interno dell’aeroporto) che ci porta al nostro gate di partenza. Oggi è il 31 ottobre: la notte di Halloween! Tutto è in tema, anche negli aeroporti! Siamo pronti per l’ultimo imbarco: da Chicago a Los Angeles. Scendiamo dall’aereo e seguiamo le indicazioni per recarci alle banchine di partenza degli shuttle, dei veri e propri bus che trasportano i turisti nell’agenzia di rent car prescelta, per ritirare l’autovettura. Ed eccoci qui, sulla nostra Jeep Patriot 4x4 (non accettiamo l’integrazione della polizza assicurativa, che sempre propongono e non affittiamo il navigatore). Prima di partire abbiamo istallato nei nostri cellulari il Map Factor Navigator: istallazione del software e delle mappe mondiali gratuiti, con la conseguente navigazione senza bisogno di connessione internet. Comunque, anche non avendo il Map Factor, non avremmo mai noleggiato il navigatore, giacché il costo giornaliero moltiplicato per i giorni di noleggio è maggiore del prezzo di acquisto. La nostra Jeep (a cambio automatico, sono tutte così qui le auto) ci catapulta fra le immense strade di Los Angeles, e la nostra avventura

Aeroporto di Ch...
Aeroporto di Chicago
Il primo Sandwi...
Il primo Sandwich!
La nostra Jeep!
La nostra Jeep!
Los Angeles
Los Angeles
Sull'aereo
Sull'aereo
Sull'aereo
Sull'aereo


inizia! Arriviamo in albergo (a Buena Park), dove troviamo ad aspettarci la mia cugina Janet. È la prima volta che ci incontriamo, fino ad ora c’eravamo solo sentite via mail e sui social: un grande e commosso abbraccio, qualche parola e ci ritiriamo in camera con il mega panino che Janet ci ha portato, sufficiente a sfamare almeno cinque persone!

1 novembre - oggi sarà uno dei giorni più memorabili di tutti i nostri viaggi: al mattino un giro alla Downtown Disney di Anheim, e il pomeriggio lo splendido party con tantissimi parenti che per accoglierci hanno percorso ore e ore di viaggio. Tanti italiani dicono che in America non sanno cucinare? Non è vero! Tutto era ottimo! Tantissime gustose pietanze che abbiamo apprezzato e mangiato fino all'ultimo posticino libero del nostro stomaco! E non poteva certo mancare il BBQ: tanti tipi di ottima carne al grill. Alla fine una specie di rito che tutti i bimbi aspettano: i Marshmallow! Le morbidissime caramelle vengono scottate sul fuoco e inserite tra due biscotti con un pezzo di cioccolata fondente. Gli americani li chiamano “S'Mores”: buonissimi! Love you family! Thanks so much!!!!

Abbiamo alloggiato al Radisson Suites Hotel a Buena Park, molto carino: piscina nel cortile interno, saloncino con angolo cottura, microonde, frigo ...proprio a fianco al Medieval Times Dinner & Tournament e vicinissimo al parco divertimenti Knott's Berry Farm.

 

2 novembre - oggi lasciamo Los Angeles, i nostri cari e iniziamo il nostro viaggio “on the road”: si parte in direzione Sequoia National Park, la foresta dei giganti. Siamo euforici mentre percorriamo la Sierra Highway, una storica strada. Per arrivare al parco si alternano lunghissime strade disabitate con città popolate di fast food. Ci fermiamo quindi per il pranzo, si riparte e, dopo quattro, siamo a Three Rivers, l’ultima cittadina prima dell'ingresso del Sequoia National Park (GPS 36.485353,-118.837886). Nei Parchi Nazionali Americani (National Park) è possibile acquistare l’Annual Pass. Con 80 dollari avremo libero ingresso per un anno in tutte le strutture. I Rangers ci consegnano la tessera, il supporto per l’auto e i pieghevoli con la guida (senza Pass il costo è di 20 dollari a veicolo, valido per una settimana). Qui, come in tutti gli altri parchi, è sempre bene entrare con il serbatoio pieno di carburante. Se si è in camper è possibile scegliere quattordici campeggi, anche se in bassa stagione è consigliabile verificarne l’apertura. Prima tappa al Tunnel Rock. E qui ci accorgiamo che i cestini dei rifiuti sono chiusi con sistemi a prova di facile apertura: t

utto per evitare che gli orsi mangino cibo gettato dai turisti, sicuramente dannoso per loro. Scopriamo una curiosità su questa roccia: è un tunnel che venne scavato dal CCC, il Civilian Conservation Corp. Era il corpo forestale civile che assunse moltissimi disoccupati durante la crisi economica degli anni Trenta del secolo scorso. Lavoratori che vennero occupati in opere di conservazione e valorizzazione dei parchi e delle risorse naturali. Procediamo sulla strada principale ed entriamo nella foresta di sequoie: appena possibile facciamo subito una sosta, e come impazziti iniziamo a scattare decine e decine di fotografie. Sono molti i punti di interesse segnalati, ma noi molti li saltiamo per arrivare fino al parcheggio per lo Sherman Tree Trail: siamo pronti per incontrare il General Sherman. Quest’albero si distingue dagli altri per il primato che ha: è il più grande (in termini di volume) essere vivente. Non è il più alto, primato riservato a Hyperion, un albero che si trova sempre in California nel Parco nazionale di Redwood, ma è inutile cercarlo: non è dato conoscere ai turisti la posizione, per evitare danneggiamenti dall’afflusso turistico. Il nostro Generale invece è qui davanti a noi, e il suo ramo più grande ha un diametro di circa due metri. Ci divertiamo a scattare foto cercando di immortalarlo in tutta la sua grandezza, e poco più avanti, passiamo sotto un tunnel creato con il tronco di una sequoia rovesciata. Ci sarebbe piaciuto visitare la Crystal Cave, dove con una visita guidata di circa un'ora, si possono ammirare le concrezioni marmoree forgiate da un torrente sotterraneo, ma in inverno restano chiuse. Riprendiamo la nostra auto e a malincuore ci dirigiamo verso l’uscita del parco, non vogliamo arrivare troppo tardi a Ridgecrest, dove abbiamo prenotato l’albergo per la notte. Freniamo bruscamente dietro una fila di macchine prima dell’uscita del parco: c’è un bell’orsetto che sembra esser lì per salutare i turisti. Per arrivare a Ridgecrest sbagliamo l’impostazione del navigatore,

Downtown Disney
Downtown Disney
Downtown Disney
Downtown Disney
Los Angeles
Los Angeles
Los Angeles
Los Angeles
Sequoia Nationa...
Sequoia National Park
Sequoia Nationa...
Sequoia National Park
Sequoia Nationa...
Sequoia National Park
Si parte!
Si parte!


e così l’opzione “percorso più breve”, ci fa passare sulla strada statale 198 della California, e attraversare il Sequoia National Forest. La strada è più breve, ma piena di curve.

3 novembre - ci svegliamo prestissimo, proprio per avere a disposizione una giornata più lunga. Scendiamo alla reception per la colazione: caffè lungo, pane tostato con burro e marmellata, merendine confezionate, cereali, yogurt vari, tè, succo d’arancia. Dopo l’abbondante colazione si parte verso la Death Valley National Park, la Valle della Morte. Anche oggi un errore: ieri sera non abbiamo controllato la viabilità. Mai dimenticarsi negli States: di frequente, per frane o piogge, vengono chiuse strade. Percorriamo la 178, la Trona Wildrose Road, che ci fa attraversare strani abitati che sembrano fuori dal mondo, con case e caravan in condizioni disastrose, ma nonostante questo le vediamo abitate! Cosa faranno qui, a ore di viaggio dal primo centro abitato …comunque a un certo punto ci troviamo davanti ad un cartello: “road closed” (strada chiusa). Qualche tempo fa ci sono stati i ben noti “flash flood”, allagamenti, e noi ora siamo soli nel deserto! Improvvisamente, quasi come in un film fantastico, ci compare un’autovettura con una coppia americana a bordo. Sono di Hollywood, ci parliamo e in un attimo capiamo che grande fortuna abbiamo avuto. Vanno anche loro alla Death Valley e ci dicono: “Follow us! Let’s go”. E noi ben volentieri li seguiamo. Torniamo indietro fino a Ridgecrest, e poi seguiamo le indicazioni per Olancha, fino al bivio con la State Route 190 della California. Due ore perse, ma ci dimentichiamo immediatamente dell’inconveniente quando cominciamo a godere dei magnifici paesaggi. E che meraviglia gli innumerevoli maestosi autocaravan e pick-up che incrociamo lungo la strada. La Valle della Morte era in tempi incredibilmente lontani un grande lago. Poi s’insediarono gruppi di nativi progenitori degli attuali Shoshoni. Questo fin nel 1849, quando, un gruppo di cercatori d'oro, pensò di attraversare la zona credendola una vantaggiosa scorciatoia. La loro non fu certo una buona idea, visto che durante il viaggio attraverso questo deserto, furono costretti a uccidere i buoi che avevano al seguito e a bruciare i carri per cuocere la carne degli animali, per potersi così nutrire. Molti non sopravvissero, e così la vallate prese il nome attuale: Valle della Morte. Ci fermiamo, in ordine, al Father Crowley Point (un luogo istituito in memoria di un sacerdote definito come il “padre del deserto”), poi al Panamint Spring, e quindi a Stovepipe Wells (GPS 36.607854,-117.144245). Qui c’è l’ufficio per l’acquisto del ticket giornaliero. Noi presentiamo il nostro Annual Pass (per chi non l’ha il costo di ingresso di un veicolo è di 20 dollari, e vale per una settimana). Proseguiamo lungo la 190 e facciamo una sosta al Furnace Creek Visitor Center. La temperatura quando entriamo è di 84°F (più o meno 29°C), mentre uscendo la troviamo ancora più alta ..e siamo a novembre! Per chi va in estate, è raccomandabile portare grandi scorte di acqua da bere, possibilmente anche acqua per il radiatore delle auto (ma abbiamo letto che ci sono dei punti dove raccoglierla), cappelli e creme solari. Bello il Visitor Center! E poi moltissimi e gentilissimi Rangers a disposizione per ogni genere di informazione. Uscendo facciamo un giro nel Villaggio Shoshone, i nativi del posto. Una piccola comunità che, per fortuna, oggi viene protetta e rispettata. La parte nord non la vediamo, mentre svoltiamo sulla Badwater Road. Questa strada termina alla Bad Water, l’Acqua Cattiva, la depressione più bassa dell’America del Nord. Una pozza d’acqua circondata da sale, che si trova 86 metri sotto il livello del mare. Il tempo corre, così dopo qualche foto e una piccola passeggiata rifacciamo il percorso al contrario, con una deviazione all’Artists Drive, che ci immette all’Artists Palette, una formazione geologia di rocce meravigliosamente colorate, tanto da sembrare veramente una tavolozza per gli artisti. Ci fermiamo anche al Golden Canyon, dove c’è un bel percorso da fare a piedi tra le rocce color oro. L’ultima tappa è lo spettacolare Zabriskie Point, un’eccellenza tra tante meraviglie. Si lascia l’auto nel parcheggio e si sale su: in pochi minuti una veduta che lascia senza parole. Le foto sembrano non bastare mai, e se ne scattano infinite, nella speranza di riprodurre quell’incanto di scena che si ha davanti agli occhi. Ora dobbiamo spostarci a

Death Valley Na...
Death Valley National Park
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Death Valley National Park
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Death Valley National Park


valleyfire 2Las Vegas, e passiamo dalla natura alla mondanità! Vorremmo percorrere la Bell Vista Road, una strada molto panoramica, ma, su consiglio di una gentile signora del posto, optiamo per la Veterans Memorial Highway: imbocchiamo la 373, la 95 e, infine, la 160. Las Vegas si trova in Nevada, siamo già al secondo stato della confederazione. Abbiamo l’albergo non lontano dalla Strip, la strada che ha reso famosa Las Vegas: un susseguirsi di stupefacenti edifici, ognuno ambientato in un tema diverso. Camminiamo fino allo sfinimento, entrando e uscendo da un palazzo all’altro. Negli interni sale immensi con albergo, slot machine, ristoranti, negozi, teatri, addirittura parchi divertimento! In realtà più che palazzi sono un agglomerato di edifici a tema. Negli esterni del New York New York c’è il Roller Coaster, montagne russe che viaggiano a 100 chilometri orari! Aria familiare al Caesar Palace, che ci accoglie con una riproduzione della Fontana di Trevi all’esterno e ambienti completamente ispirati ai fasti dell’antica Roma. Per rimanere in tema italiano, da segnalare il Bellagio, con lo splendido spettacolo delle fontane che danzano a tempo di musica, e il Venetian, con la riproduzione del Canal Grande. Chi sceglie di visitare Las Vegas in camper non deve disperare: c’è un RV Park anche sulla Strip! Al Circus Circus, dove all’interno si svolgono spettacoli circensi, c’è un’area attrezzata con 399 posti e tutti i comfort. Ci ritiriamo nel nostro hotel tardissimo, assaliti immediatamente da un sonno profondo!

4 novembre - solo per oggi ci concediamo una sveglia un po’ posticipata rispetto al solito, scendiamo nella sala per la colazione e troviamo una bella macchina elettrica, oltre al ricco buffet, per fare i waffles. Impariamo guardando gli altri e ci portiamo a tavola un ricco piatto con waffles allo sciroppo d’acero, uova con salsa al formaggio, cappuccino (non esultate, si fa con il caffè lungo con aggiunta di latte) e …pezzi di anguria! Ricaricati i bagagli in macchina, abbiamo una pessima idea: provare a cambiare la nostra autovettura nell’agenzia Alamo di Las Vegas per il malfunzionamento della presa USB che vorremmo utilizzare per ricaricare i nostri smartphone. Molto gentili tutti gli addetti, ci risolvono nel più breve tempo possibile la pratica, ma quando andiamo a scegliere la nuova autovettura ci accorgiamo che non funziona in nessuna di quelle a disposizione (della stessa fascia di prezzo ci sono sempre molti modelli e marche diversi)! Così ci riprendiamo la nostra Jeep 4x4, e anche qui il personale è incredibilmente gentile, e ci rimettiamo in marcia verso la Valle del Fuoco, la Valley of Fire. Questo è uno State Park dello Stato del Nevada, e quindi dobbiamo pagare il ticket d’ingresso (10 dollari per ogni veicolo), perché il nostro Pass è valido solo per i National Park. Da Las Vegas si percorre l’Interstate 15 fino all'uscita 7, da dove si raggiunge l’ingresso Ovest (West Entrance Station – GPS 36.405741,-114.566724). Non è poi molto nota, ma a torto. E ce ne rendiamo conto man mano che ci avviciniamo: rocce sfumate dal rosa-giallo al ruggine, un paesaggio che finora mai ci era capitato di vedere. Poco prima di entrare ci fermiamo incuriositi a osservare un gruppo di Bighorn del deserto. Anche questo parco purtroppo non lo esploriamo in tutti i viewpoints. Tra quelli da segnalare, l’Atlatl Rock. Qui una comoda scalinata conduce alla parte più alta di questa roccia e permette l’osservazione delle incisioni rupestri dei nativi. Dall’alto dell’Atlatl Rock il mio sguardo cade su un gruppo di fantastici camper americani che sono fermi per le operazioni di carico/scarico: che meraviglia! Ci fermiamo un pochino nel parcheggio dedicato alla Roccia rapiti da una colonia di scoiattoli (Antelope Squirrel), che scorrazzano velocissimi tra i cespugli. L’ultima sosta la facciamo al Fire Canyon, dove la natura nel corso dei millenni ha generato chilometri di rocce e canyons dai colori fantastici! Provo a scattare delle panoramiche, ma non riesco mai a immortalare completamente il panorama di 360° che mi circonda! Usciamo ad Est,

Las Vegas
Las Vegas
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Las Vegas
Las Vegas
Valley of Fire
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nei pressi di Overton, passiamo di fronte al Lost City Museum, che mi piacerebbe vedere ma la fretta ci costringe a proseguire per raggiungere Cannonville, dove abbiamo prenotato il prossimo albergo: più di quattro ore di viaggio! Impegniamo più tempo del solito, a causa di un errore del navigatore che ci fa passare attraverso lo Zion National Park (GPS 37.201879,-112.988385). Il disguido non è poi così negativo, visto che ci dà l'opportunità di vedere gli agglomerati prima dell’ingresso, molto caratteristici. Il Ranger che ci accoglie all’ingresso è di una simpatia unica (mi fa un sacco di complimenti ...forse è per questo che è simpatico!!!) e, appena entrati, dei cervi ci danno il benvenuto facendosi fotografare anche con il flash! Arriviamo a Cannonville (siamo nello Stato dello Utah) che ormai è buio e ci sistemiamo nella stanza assegnataci dell'hotel The Grand Staircase Inn, dove restiamo molto soddisfatti: prezzi bassi e ambiente gradevole. In coro manifestiamo la volontà di restarci per più giorni, ma non si può, il nostro viaggio è pianificato nei minimi dettagli proprio per ottimizzare tempi e percorsi, e riuscire a beneficiare al meglio dei giorni che abbiamo a disposizione.

5 novembre - le nuvole di ieri sono solo un ricordo, oggi un fantastico sole splende nel cielo! Guardiamo fuori dalla finestra della nostra camera e ammiriamo le conformazioni del Grand Staircase Escalante National Monument illuminate dai raggi del sole. A malincuore scendiamo per il check-out (la reception dell’albergo è all’interno del fornito negozio dei proprietari al piano terra dell’edificio). La gentile signora ci invita a far colazione, anche se al momento della prenotazione non era compresa nel prezzo. Spremuta d’arancia, toast e caffè e ci rimettiamo in marcia verso il Bryce Canyon National Park. La temperatura è inevitabilmente cambiata a queste altitudini, ci sono -8° C! Solito rito di presentazione dell’Annual Pass all’ingresso e consegna da parte dei Rangers della mappa del parco e del materiale informativo (in alternativa 25 dollari a veicolo – GPS 37.641057,-112.168749). Guardando la guida ci accorgiamo che in estate ci sono molti percorsi da trekking. Il più famoso è il Rim Trail, ma con queste temperature è impensabile avventurarsi a piedi, anche perché per nostra fortuna, ieri è caduta giù parecchia neve. Avevamo letto in vari resoconti di viaggio che lo scenario migliore del parco si ha in una giornata di sole, con le concrezioni ricoperte di neve: proprio come oggi. Per chi viene in camper, può usufruire di due strutture: il North Campground, aperto tutto l'anno e dotato di camper service, e il Sunset Campground. Da maggio a ottobre è operativa una navetta gratuita per spostarsi all’interno del Parco. Decidiamo di iniziare dalla parte più a sud, dove si trova l’ultimo punto panoramico: il Rainbow Point. È decisamente una delle viste più belle: una distesa infinita di “hoodoo”, le conformazioni rocciose formate da una “collaborazione” tra neve, ghiaccio e piogge monsoniche. Si può solo provare a descrivere il contesto: rocce rosse incappucciate dal bianco della neve e abbellite dal verde della vegetazione. Molto bello è il viewpoint Natural Bridge, da dove è possibile ammirare l’arco naturale di roccia che spesso è immortalato come simbolo del Bryce. Non ci fermiamo al Visitor Center, e forse sbagliamo, ma il nostro viaggio deve continuare e comunque siamo molto soddisfatti per essere riusciti a visitare in circa due ore questa meraviglia della natura. Uscendo

Bryce Canyon Na...
Bryce Canyon National Park
Bryce Canyon Na...
Bryce Canyon National Park
Bryce Canyon Na...
Bryce Canyon National Park
Bryce Canyon Na...
Bryce Canyon National Park
Bryce Canyon Na...
Bryce Canyon National Park


facciamo subito una piccola sosta all’Old Bryce Town. Gli esercizi commerciali sono tutti chiusi, ma noi ci divertiamo ugualmente scattandoci foto dietro le sagome in stile western. Riprendiamo il viaggio, e cambiamo di nuovo stato, dopo la nostra breve permanenza nello Utah ci spostiamo in Arizona, direzione Monument Valley Tribal National Park. Dobbiamo percorrere più o meno 450 chilometri, il che significa viaggiare per circa cinque ore. Chilometri e chilometri sulla Scenic Route 89, una strada panoramica che inizia in Canada e finisce in Messico. All’incrocio con la State Route 98 (Arizona) deviamo in direzione Page. Che bello attraversare le cittadine dove sventolano ovunque le bandiere a stelle e strisce: oggi è l’Election Day, ci sono le elezioni amministrative e la bandiera nazionale è esposta con orgoglio molto di frequente. Abbiamo un po’ di fretta, temiamo di non avere abbastanza tempo per visitare la Monument Valley, ma è impossibile non fermarsi anche solo per pochi attimi ad ammirare il Glen Canyon Dam, una diga nei pressi del Lake Powell. Il colore dell’acqua del fiume Colorado è di un azzurro intenso, e risalta tra il giallo-marrone della terra. A Page cambiamo di nuovo strada, imbocchiamo la Highway 98, un’altra strada panoramica, poi la 164 ed infine la 163. Sempre più frequenti le case mobili tra il brullo terreno: sono le case dei nativi, siamo in territorio Navajo! Dal 1868 hanno ottenuto la concessione per una conduzione indipendente del loro territorio dal governo degli Stati Uniti. Un’atmosfera unica aleggia in tutta la Navajo Nation, sembra quasi surreale. Le conformazioni della terra e i colori vanno sempre più definendosi e pian piano entriamo in quel genere di paesaggio che fino ad ora avevamo visto solo nei film western. Ed è infatti lunghissima la lista dei film girati nella Monument Valley Tribal National Park. La gestione dell’area è affidata al popolo Navajo (GPS appr. 36.986426,-110.122322 - ticket di ingresso 5 dollari a persona per i maggiori di anni 9 – non è permesso il campeggio all’interno). C’è la possibilità di vedere anche una zona accessibile solo con una guida, ma noi, avendo letto molte recensioni, scegliamo la visita libera con la nostra auto. E proprio qui si rivela molto utile la trazione 4x4 della Jeep: la strada è incredibilmente sconnessa e con una trazione normale si rischia di far gravi danni. Iniziamo dalle case “hogan”, in mostra proprio all’inizio del percorso. Sono gli antichi alloggi dei nativi, costruiti con legno, argilla e ramoscelli. Siamo arrivati nel pomeriggio, proprio quando i raggi del sole sono nella miglior inclinazione per la riuscita delle fotografie. E in questo parco raggiungeremo il primato del maggior numero di scatti di tutto il viaggio. Iniziamo il percorso, mappa (scaricabile dal sito in PDF) alla mano, e iniziamo il circuito senza perderci neanche una tappa: The Three Sisters, il John Ford's Point, l’Elephant Butte …Ad ogni sosta decine di foto. E man mano che il sole scende, i colori si modificano, e ogni immagine sembra nuova. Ci tratteniamo fino al tramonto, probabilmente siamo quasi gli ultimi visitatori a uscire, e le ultime foto immortalano un cielo con una gradazione di sfumature che vanno dal violetto all’azzurro. Usciamo carichi di entusiasmo per quanto hanno visto i nostri occhi oggi! Abbiamo vissuto qualche ora in uno dei posti più belli del mondo. Per la notte siamo a

Monument Valley
Monument Valley
Monument Valley
Monument Valley
Monument Valley
Monument Valley
Monument Valley
Monument Valley


grandcanyon 1Page, dove l’albergo prenotato non ci soddisfa affatto. Abbiamo così capito che non è la catena, il nome della compagnia, a garantire, ma la gestione. Per esperienza è sempre bene verificare sui siti dedicati (Tripadvisor ad esempio) le recensioni degli altri utenti.

6 novembre - colazione nella reception dell’albergo (anche questa poco soddisfacente), e poi in marcia per informarci sulle visite all’Antilope Canyon. Si entra solo accompagnati dalle guide Navajo, in orari prestabiliti e con prezzi differenti in dipendenza dell’orario. Aspettare il turno ci farebbe perdere una buona mezza giornata e rischiare un cambio di programma, soprattutto per l’albergo già prenotato per la notte. Così desistiamo e ci spostiamo di neanche dieci chilometri per vedere la curva del fiume Colorado più famosa: l’Horseshoe Bend. Neanche a descrivere che scena straordinaria, tra l’azzurro del cielo, il verde-blu delle acque e le rocce rosse striate. Il "ferro di cavallo” di roccia è alto ben 300 metri e fa un certo effetto affacciarsi dal precipizio. Non c’è biglietto d’ingresso e si raggiunge percorrendo la Route 89 (GPS 36.876256,-111.500974). Il tempo corre e dobbiamo riprendere il viaggio: ci aspetta il Grand Canyon National Park. A un certo punto, sulla 89, leggiamo l’avviso della chiusura della Highway 89 South (negli Stati Uniti molto spesso c’è un unico nome per la strada che si differenzia però, a seconda della tratta, con il nome dei punti cardinali). Ed è proprio qui che dovremmo passare! Sperando di aver compreso bene le indicazioni acquisite da internet, ci immettiamo nella parallela 89T (a volte anche le lettere seguono il numero della strada!), e siamo fortunati: bellissimi panorami, con colori della natura che corre al fianco della strada che vanno dal rosso, al grigio, al giallo, al marrone …Quasi arrivati a destinazione ci fermiamo al Cameron Trading Post (GPS 35.874603,-111.412228) per qualche acquisto in un fornitissimo emporio, dove si può anche mangiare. Uscendo, come da abitudine prima di entrare in ogni Parco, riempiamo il serbatoio della nostra auto. Alle 12:30 circa siamo all’ingresso Est (East Entrance GPS 36.036156,-111.830141, in alternativa il ticket è di 25 dollari a veicolo) per mostrare il Pass e ritirare il materiale informativo. In questa grande area protetta è possibile soggiornare una settimana e non avere avuto ancora il tempo di averla vista in maniera soddisfacente, ma ci accontentiamo delle nostre poche ore. Vediamo la parte denominata South Rim e la nostra prima tappa la facciamo al Desert View, per vedere la Desert View Watchtower, edificata nel 1932 sul modello di una torre indiana preistorica. Alta 21 metri, è il punto più alto del South Rim. Dalla terrazza è possibile spaziare con lo sguardo dal Painted Desert al San Francisco Peaks, e ammirare all’interno i murales dell’artista Hopi (un’etnia indiana) Fred Kabotie. In prossimità delle finestre dei piani superiori ci sono dei cannocchiali che, inserendo una moneta, permettono una vista più ravvicinata del capolavoro di erosione scavato dal fiume Colorado nel corso dei millenni. Qualche metro più avanti un bel viewpoint ci introduce negli spazi maestosi del Grand Canyon, e inizia così il nostro percorso sulla Desert View Drive. Ogni sosta ha il suo fascino. Mi piace molto il Moran Point, dal nome dal pittore paesaggista Thomas Moran. L’ultima tappa la facciamo al Visitor Center (aperto ogni giorno dalle 9 alle 17), dove ci accomodiamo nella sala dedicata alla visione del filmato sulla storia del Canyon. “Science on a Sphere” (La scienza su una sfera) è una struttura di proiezione sferica creata dalla National Oceanic and Atmospheric Administration. Una sfera collocata al centro della stanza al posto del classico schermo piatto. Uscendo dal Visitor Center, ci rechiamo a piedi al Mother Point, probabilmente il miglior punto di osservazione visto. All’interno del parco ci sono strutture alberghiere (che vanno prenotate con largo anticipo, perché molto richieste e quindi spesso al completo) e vari camping. Uscendo una splendida sorpresa: un bel gruppo di alci americane ci sbarra il passaggio e si lascia fotografare. Ci osserviamo a vicenda per parecchi minuti e poi

Grand Canyon Na...
Grand Canyon National Park
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Grand Canyon National Park
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Grand Canyon National Park
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Grand Canyon National Park
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Grand Canyon National Park
Horseshoe Bend
Horseshoe Bend
Horseshoe Bend
Horseshoe Bend


sedona 2ci rimettiamo su strada uscendo dall’uscita Sud (36.000143,-112.121383). Circa 150 chilometri e siamo a Flagstaff: dormiamo sulla mitica Route66! Anche quest’albergo non è di nostro gradimento. Ceniamo al KFC, il Kentucky Fried Chicken (Pollo fritto del Kentucky) e non ci troviamo affatto male. Sarà stata forse una buona dose di fame?

7 novembre - dopo la solita abbondante colazione (oggi prendiamo dimestichezza con la macchina che fa gli ottimi pan cake), si comincia una nuova giornata: abbiamo in programma di visitare una cittadina non molto conosciuta dai turisti europei. A noi è stata consigliata dalla mia cugina Janet di Los Angeles: Sedona (sito internet anche in italiano). La sua storia iniziò i primi anni dello scorso secolo, quando, vivendo qui una ventina di famiglie, il sig. Theodore Carlton Schnebly fu investito della carica di direttore dell’ufficio postale, cui diede il nome della moglie, Sedona. Una città curiosa, dove ogni anno si tengono eventi importanti (“Jazz on the Rocks”, una manifestazione jazz, e “Sculpture Walks”, il cammino delle sculture) e che è nota per le sue rocce rosse e i suoi “vortex”, indicati come punti energetici frequentati da individui solitamente dediti alla meditazione. Passiamo al ben fornito ufficio turistico, dove facciamo scorta di materiale informativo di tutta l’Arizona, e poi ci incamminiamo con la nostra comoda Jeep in direzione aeroporto, per vedere almeno uno dei migliori punti panoramici e, poco più giù, una delle zone “vortex”. Qui ci sono molte persone in meditazione, ma anche parecchi curiosi! Prima di riprendere il nostro viaggio, passiamo lungo il Red Rock Loop, il circuito delle rocce rosse. Noi non ci fermeremo qui per la notte ma gli alberghi in zona davvero non mancano, come anche i campeggi (il Rancho Sedona RV, il Pine Flats Campground e l'Oak Creek Mobilodge). Riprendiamo il percorso imboccando la Interstate Highway 17. Belli come sempre i panorami che ci accompagnano durante il viaggio. Costeggiamo l'Agua Fria National Monument e il Black Canyon Greyhound Park. Dopo tanti chilometri, arriviamo ad Anthem, il primo agglomerato urbano prima di Phoenix, dove notiamo un grande Outlet. Decidiamo di fermarci per comprare qualcosa in vista della cerimonia che ci sarà fra due giorni. Molto bello e con prezzi convenienti, tanto che dopo tre ore siamo costretti a trascinar via quasi a forza la nostra ragazza. Molto soddisfatti dei nostri acquisti, riprendiamo il viaggio accompagnati dai giganteschi cactus che costeggiano la strada. Qui siamo nel Deserto Sonora, caratterizzato da una varietà di cactus chiamato "Saguaro". Questa specie può superare i dieci metri di altezza e vivere anche duecento anni. Circa cento chilometri e siamo

Cactus in Arizo...
Cactus in Arizona
Flagstaff: al K...
Flagstaff: al KFC
Sedona
Sedona
Sedona
Sedona
Sedona
Sedona
Sedona
Sedona
Sedona
Sedona


goldfield 1nella città fantasma: Goldfield Ghost Town (GPS 33.454709,-111.49178). Una città sorta nel 1892 intorno ad una miniera d’oro dove tutto è rimasto come al momento in cui fu abbandonata, nel 1898. C’è un cartello che avvisa che le strade sono piene di dislivelli, sassi, marciapiedi rovinati dal tempo, vecchi arnesi della miniera e molte altre caratteristiche che rendono la zona poco sicura perché mai adeguata dal punto di vista della sicurezza. Ed è proprio questo il fascino di questo piccolo agglomerato di antiche costruzioni: tutto è rimasto come allora! Ci accoglie un avviso riguardo la possibile presenza di calabroni e serpenti a sonagli ... Oggi le vecchie abitazioni dei minatori sono state convertite in negozi di souvenir, ma vi si trova anche un fotografo dove farsi immortalare in abiti d’epoca, un fantastico saloon/ristorante, e la Chiesa oggi utilizzata per celebrare matrimoni. I nostri ultimi scatti li facciamo al tramontar del sole, con un effetto incantevole grazie alle sagome dei grandi cactus. Il nostro viaggio sta procedendo al meglio, ma i giorni corrono troppo velocemente, purtroppo. La nostra prossima meta è Tucson, dove passeremo la notte. Torniamo indietro per qualche chilometro sulla Highway 60, altresì nota come la Superstition Freeway, quindi ci immettiamo sulla State Route 79 (Pinal Pioneer Parkway), e infine sulla State Route 77. In circa due ore siamo a destinazione, ma per la prima volta abbiamo difficoltà nel trovare l’albergo, a causa di una chiusura di una strada per lavori. Il problema è che al Map Factor non è possibile impostare in numero civico ma solo l’incrocio con un’altra strada e, in casi come questo di strade lunghissime con tratti chiusi, può risultare difficoltoso. Il gestore di un distributore, gentilissimo, ci permette di arrivare in pochissimi minuti, ci fa addirittura la mappa su un foglio per aiutarci a comprendere meglio. Arriviamo stanchi e affamati, e l’unico posto vicino è un ristorante convenzionato con l’albergo (applicano un po’ di sconto) e proprio vicino alla reception. Entriamo, ci sediamo, passiamo a rassegna tutto il menù, ci scusiamo, ci alziamo e andiamo via: non riusciamo a trovare nulla che giudichiamo di nostro gusto. Saliamo in macchina e ci rendiamo conto che è troppo tardi, ormai tutti gli altri locali sono chiusi. Facciamo quindi una scoperta preziosa: i negozi annessi al distributore (dove si effettua il pagamento dopo aver fatto benzina) sono aperti anche di notte e hanno sempre un reparto dove si possono consumare cibi e bevande, caldi o freddi. La scelta non è moltissima, ma abbastanza per sfamarci. Oltretutto la nostra ragazza apprezza molto la caratteristica che il panino si fa da sé, senza salse e condimenti!

8 novembre - passiamo di nuovo al distributore a far benzina e colazione. Buoni i cornetti e i vari dolci. Si riprogramma il navigatore ed eccoci di nuovo

Caporetto
Caporetto
Goldfield Ghost...
Goldfield Ghost Town
Goldfield Ghost...
Goldfield Ghost Town
Goldfield Ghost...
Goldfield Ghost Town
Goldfield Ghost...
Goldfield Ghost Town


tombstone 2su strada, questa volta lungo l’Interstate 10: si va a Tombstone, la città western. Anche oggi tantissimi chilometri in mezzo al deserto. All’incrocio con la State Route 80 deviamo, e da qui inizia a rivedersi un paesaggio un po' più verde. Man mano che ci avviciniamo, l’ambiente si fa sempre più “western” e la musica country trasmessa alla radio completa felicemente il quadro. Tombstone fu definita “the town too tough to die”, la città troppo dura a morire, e era nota nell'Ottocento per il temperamento collerico dei suoi abitanti. Lasciamo l’auto vicino al grande stradone centrale (GPS 31.711941,-110.064936), la Allen Street, preclusa alle auto, dove si transita solo a piedi o in carrozza. Il significato del nome è abbastanza inquietante, "tombstone": “lapide”! Fu scenario, il 26 ottobre 1881, dell'”Ok Corral”, la più celebre sparatoria dell’Old West. In ricordo dell’evento, ogni giorno viene riproposta la scena con una (quasi) vera sparatoria. E ogni giorno, dal mattino a metà pomeriggio, gli abitanti e i proprietari dei negozi accolgono i turisti in abiti d’epoca. Recarsi all’ufficio turistico è necessario per avere la mappa del sito e tutti gli orari degli spettacoli. Sembra veramente di essere sul set di un film guardando la vecchia diligenza in sosta, pronta a trasportare i turisti lungo la grande strada. Uno dei musei più famosi è il Birdcage Theater, dove non si vedono testimonianze archeologiche o quadri, ma buchi originali delle sparatorie dell’epoca in cui questi locali ospitavano un casinò, un luogo di appuntamenti, un teatro e un saloon. Per i più audaci si organizzano tour alla scoperta dei fantasmi, pare avvistati da molti. Interessante è anche il cimitero (ma per ragioni di tempo non vediamo né l’uno né l’altro) con le tombe che mostrano sulla lapide, oltre alle generalità e alla data di morte, anche il nome dell’uccisore della persona che è sepolta. Una piccola sosta per qualche fotografia alla Wyatt Earp House & Gallery. Era la casa di un famoso sceriffo, divenuta ora una galleria d'arte. Sicuramente torneremo in questo simpatico e caratteristico posto, ma il tempo corre e questa sera dobbiamo essere ai confini con il Messico: circa seicento chilometri da percorrere. Torniamo sulla State Route 80 e prendiamo successivamente l’Interstate 10, per poi proseguire sulla grande Highway Interstate 8. D’ora in poi ore di viaggio nel deserto, con la strada costeggiata da cactus di forme incredibilmente diverse. Alcuni sembrano aver assunto durante il loro sviluppo pose quasi umane: scorrono sotto i nostri occhi impettite sentinelle, buffi personaggi a braccia conserte, o capannelli di persone che conversano. È fondamentale, qui più che in altri percorsi, fermarsi a ogni distributore di carburante che s’incontra, perché non sono molto frequenti. Lungo la strada centinaia di caravan, autocaravan e pick-up, tutti con dimensioni “fuori misura” rispetto ai nostri canoni. Arrivati nei pressi di Yuma lo stupore è

Camper on the r...
Camper on the road
Camper on the r...
Camper on the road
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Camper on the road
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Camper on the road
Tombstone
Tombstone
Tombstone
Tombstone
Tombstone
Tombstone
Tombstone
Tombstone
Tombstone
Tombstone


yuma 3infinito: campgrounds (le aree camper) che si perdono alla vista dei nostri occhi. Non avrei mai immaginato di trovarmi davanti tanti camper tutti insieme! Non riesco a contare neanche quanti ne contiene una sola fila … tutti questi camperisti arrivano qui ogni anno dal grande nord per trascorrere il periodo invernale in un clima più mite. Sono chiamati “snowbirds”, e volano via dal freddo gelido per beneficiare delle temperature meno rigorose di questa zona. Molti hanno anche il Quad al seguito, e si divertono a scorrazzare tra le dune. Arrivati in città, ci accorgiamo che grazie al fuso orario abbiamo un’ora di vantaggio sulla nostra tabella di marcia, e la sfruttiamo fermandoci alle vecchie prigioni: la Yuma Territorial Prison State Historic Park (ingresso adulti 6 dollari, ragazzi da 7 a 13 anni 3 dollari – GPS 32.726798,-114.614397). È un antico carcere noto sia nella storia reale sia in quella della filmografia. Nel 1876 vi entrarono i primi sette detenuti, ma durante i 33 anni di attività, hanno soggiornato qui 3.069 prigionieri, tra cui 29 donne. Ci accoglie un formidabile addetto alla biglietteria: capito che la nostra ragazza era in macchina presa da stanchezza, ci ha cortesemente offerto una bottiglia di acqua fresca da portarle, così da ristorarsi un po' durante la nostra visita. Restiamo sbalorditi dalla sua gentilezza! Ben strutturata l'area espositiva, con fotografie e reperti appartenuti ai prigionieri. Nella sala adiacente si può assistere alla proiezione di un filmato molto interessante, mentre, all’esterno, si possono visitare le celle. Una curiosità: nel momento in cui un prigioniero trasgrediva il regolamento, era rinchiuso in isolamento nella “dark cell”, la cella buia. Dieci metri per tre e una debole luce solo in alcune ore del giorno. Nel periodo di permanenza all’interno della stanza punitiva, dovevano restare vistiti con la sola biancheria intima, mangiare una volta al giorno pane e acqua e restare sempre legati a una sedia. Si racconta che molti prigionieri, dopo essere stati rinchiusi in questa cella, impazziti, furono poi trasferiti al manicomio di Phoenix. Uscendo attraversiamo alcune strade della città con viali e case ricoperte di bouganville fiorite. Finite le ultime case, siamo di nuovo nel bel mezzo del deserto, interrotto solo da sconfinati campeggi. In questa zona i colori delle dune sono più belli di quelli visti fino ad ora e scorgiamo tantissimi turisti (probabilmente gli snowbirds) che corrono qua e là con i loro Quad. Arriviamo a Calexico al calar del sole e parcheggiamo la nostra Jeep al Double Parking sulla 2thStreetWest, a poche centinaia di metri a piedi dalla linea di confine con il Messico. Passiamo la dogana a piedi, poiché per entrare in Messico con una autovettura (o altro mezzo di trasporto) affittato negli Stati Uniti, occorre una polizza assicurativa aggiuntiva, che, a prescindere dai giorni di permanenza in territorio messicano, va pagata per tutto il periodo di noleggio. Abbiamo potuto scegliere questa soluzione perché mio fratello che ci aspetta al di là della dogana con la sua automobile, ci porta in albergo e ci organizza una bellissima serata nella città di Mexicali!

9 novembre - colazione favolosa nell'albergo, insieme a parenti che non incontravamo da tantissimi anni. Il resto della giornata sarà un susseguirsi di preparativi fino alla cerimonia pomeridiana e alla cena: giornata splendida, con il ricevimento rallegrato da tanta musica dal vivo fino a notte.

10 novembre - ancora una deliziosa colazione consumata tutti insieme. Poi si deve necessariamente ripartire, così due nostri cugini si offrono di riaccompagnarci al parcheggio. Iniziano così i primi tristi saluti e poi si prosegue verso Los Angeles. Ci fermiamo per il pranzo, e poi ancora commoventi saluti. Di nuovo verso nord per concludere quel circuito programmato per il nostro straordinario viaggio. Accompagniamo a casa a Buena Park la nostra cugina, e ancora una volta tristissimi. Spostandoci verso il nostro ultimo albergo, ci fermiamo in un grande centro commerciale di Los Angeles per qualche ora. Poi diritti verso Torrance. Quest’ultimo albergo ci piace: personale gentile e stanza perfetta.

11 novembre - la sveglia deve suonare inevitabilmente

Mexicali
Mexicali
Mexicali
Mexicali
Yuma
Yuma
Yuma
Yuma
Yuma
Yuma
Yuma
Yuma
Yuma
Yuma
Yuma
Yuma


prestissimo. Colazione (permettono anche di portarla in camera) e poi di corsa verso l’Alamo Rent Car, per riconsegnare la nostra Jeep. È stato uno di quei viaggi dove abbiamo particolarmente sofferto la partenza per il rientro a casa. Il viaggio aereo di ritorno è stato molto avventuroso, sia per il ritardo causato dal tempo pessimo nella partenza da Chicago, sia per le turbolenze. Arrivati a Fiumicino, le nostre valigie non arrivano con noi perché il tempo dell’ultimo cambio, a Monaco di Baviera, è stato troppo breve, ma fortunatamente la compagnia aerea dell'ultimo tratto è la Air Dolomiti, del gruppo Lufthansa, che in queste circostanze rende a domicilio il bagaglio.  

Questi i video del viaggio pubblicato sul mio canale YouTube: nei video non solo altre immagini con musica, ma anche tante informazioni!

 

 

 

 

 

 

 

 

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